Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

“A Cavallo della tigre” di Luigi Comencini

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Produzione: Italia 1961, Luigi Comencini
In carcere per simulazione di reato, il detenuto Giacinto Rossi condivide la cella con tre compagni che lo coinvolgono nei loro piani di evasione dando il via ad un’avvincente odissea.
Data: venerdi' 27 marzo 2009
Orario: 19.00
Luogo: Screening Room, Tongji University, 1239 Siping Rd.
Ticket: Ingresso Libero.
Italiano con sottotili cinesi.

Il linguaggio segreto degli alchimisti

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"Per estrarre l'anima dall'asino in venti giorni: prendi un asino o un'asina, battili fortemente finchè non venga più fuori alcuna feccia, poi prendi la metà di un sapiente milite armato e mescola nella pila..."

Turba philosophorum:
"Voi parlate assai oscuramente e troppo. Ma io voglio indicare completamente la Materia, senza tanti discorsi oscuri. Io ve lo ordino, o Figli della Dottrina: congelate l'Argento vivo. Di più cose, fatene due, tre, e di tre una. Una con tre è quattro. 4, 3, 2, 1, da 4 a 3 vi è 1, da 3 a 4 vi è 1, dunque le 1, 3 e 4. Da 3 a 1 vi è 2, da 2 a 3 vi è l'1, da 3 a 2 vi è 1. 1, 2 e 3 e 1, 2 di 2 e 1, 1. Da 1 a 2, 1, dunque 1. Vi ho detto tutto."

L'Alchimia Spirituale

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Secondo la Dottrina Universale il Brahma è Realtà; il mondo è apparenza; l'anima non è altro che Brahma.

Seguono due interpretazioni: il mondo è illusione, il nulla (Shivaismo); il mondo è Manifestazione Divina (Vishnuismo).

Per la qualificazione iniziatica "la Verità e il Sentiero devono essere accompagnate dalel Virtù, ovvero le qualità umane di umiltà, carità, giustizia e dignità: conoscenza rigorosa di sè stessi, comprensione benevola degli altri, percezione imparziale della natura delle cose, partecipazione interiore ed esteriore nel "Motore Immobile - nell'immutabile Archetipo o nell'Essere Supremo.

Lettere di Matteo Ricci: da Nanchang

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“Piaccia al signore aver mmisericordia di tanti milioni di anime che in questo 

regno si perdono e, o per una o per altra via, aprire l’entrata libera a predicare la sancta fè” (Matteo Ricci, Al P. Claudio Acquaviva Preposito Generale s.j. – Roma, Nanchang, 13 ottobre 1590)

“Dio, in primo luogo agli uomini buoni e virtuosi, permetteva che accadessero disgrazie, per rpovare la loro virtù e tenerli appartati dalle cose di questo mondo” (Matteo Ricci, Al p. Duarte De Sante s.j., Nanchang, 29 agosto 1595)

“mi son fatto pecora in mezzo ai lupi, ma senza la semplicità della colomba, senza la prudenza del serpente” (Matteo Ricci, Al P. Girolamo Benci s.j. – Roma, Nanchang, 7 ottobre 1595)

“E questo rumore è come tra noi gli alchimisti della quinta essentia, et molti venivano per imparare questa scienza, che è tenuta tra loro per cosa de huomini santi” (Matteo Ricci, A N.N., Nanchang, 28 ottobre 1595)

“e solennizzò tanto questo mio detto che lo sparse per la città e va dicendo per miracolo che io non dico bugia; e se sarà ben creduto, sarà di grande agiuto per le cose di nostra santa fede” (Matteo Ricci, Al P. Claudio Acquaviva j.s. Preposito Generale – Roma, Nanchang, 4 novembre 1595)

“Alfine mi pregò che gli facessi un horiulo di sole, qual gli ho fatto molto bello in pietra negra con i segni celesti in piano, cosa mai vista nella Cina” (Matteo Ricci, Al P. Claudio Acquaviva s.j. Preposito Generale – Roma, Nanchang, 4 novembre 1595)

“e ci contentiamo porre i fondamenti per un’opera grande, quando Sua Divina Maestà ci apra il cammino” (Matteo Ricci, Al p. Giulio Fuligatti s.j. – Roma, Nanchang, 12 ottobre 1596)

“saprà come questo ampissimo regno sta tutto dato a lettere, cioè composizioni eleganti, che, se fossero scientie, sarebbe manco male” (Matteo Ricci, Al P. Giulio Fuligatti s.j. – Roma, Nanchang, 12 ottobre 1596)

“per adesso non vogliamo forzarli a far christiani e ci contentiamo porre i fondamenti per un’opera grande, quando Sua divina Maestà ci apra il cammino” (Matteo Ricci, Al P. Giulio Fuligatti s.j. – Roma, Nanchang, 12 ottobre 1596)

“e odono con tanto contento e con tante lacrime tutti che molte volte prorompono in molte lodi vere, come se tutti quei discorsi fussero ritrovati solo da noi, e ci pare in questo principio cominciare da cose, che anco con ragioni possiamo confirmare” (Matteo Ricci, Al P. Claudio Acquaviva Preposito Generale s.j. – Roma, Nanchang, 13 ottobre 1596)

“gli angeli, cittadini della nostra vera patria, che è il cielo, stanno sempre con noi e ci accompagnano in ogni loco; e già in questo mondo abbiamo una caparra certa del bene, che goderemo nell’altra” (Matteo Ricci, Al Canonico Antonio Maria Ricci, Nanchang, 13 ottobre 1596)

Lettere di Matteo Ricci: da Zhaoqing

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“non può non essere felicissima una terra tanto abbondante e tanto ricca di oro, di argento, di pietre di ogni sorta e talmente piena di fiumi e fonti, di alberi e fiori profumati, tanto che il cinese né crede né spera in un altro paradiso se non quello che loro stessi trovano in questa vita” (Matteo Ricci, A Giambattista Roman - Macao, Zhaoqing, 13 settembre 1584)

“la Cina è tanto bella e temprata che sembra tutta un giardino e non si può imitare cosa tanto dolce” (Matteo Ricci, A Giambattista Roman - Macao, Zhaoqing, 13 settembre 1584)

“Questo concurso non è senza molta fatica, ma con tutto ciò procuriamo di ricevere tutti con le loro cortesie, nelle quali andiamo alcuna cosa esercitati, e con la grazia del Signore, vanno edificati e soddisfatti” (Matteo Ricci, Al P. Ludovico Maselli S.J. – Napoli, Zhaoqing, 10 novembre 1585)

“e non volessimo perdere sì buona occasione per fargli vedere la perfettione della nostra santa legge, che ci insegnava a rendere bene per il male” (Matteo Ricci, Al p. Girolamo Costa S.J. – Siena, Zhaoqing, 12 ottobre 1594)

Lettere di Matteo Ricci: da Pechino

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mi disse che non fu in sogno, ma stando desto, e la miglioranza che si seguitte nella sua persona e nella vita dà testimonio di questo essere vero” (Matteo Ricci, Al P. Ludovico Maselli s.j. – Roma, Pechino, febbraio 1605)

“E questi giorni addietro, avendogli io detto che alle volte Iddio dichiarava li suoi misterij per sogni, mi contò questo che vidde, e pare che iddio lo scelse per essere una colonna firmissima della fè christiana in queste parti e lo volse insegnare con particolare agiuto” (Matteo Ricci, Al P. Girolamo Costa s.j. a Roma, Pechino, 10 maggio 1605)

“noi trattiamo di pace e virtude e obbedientia ai principi, e non di guerra e ribellioni” (Matteo Ricci, Al P. Claudio Acquaviva s.j. Preposito Generale – Roma, Pechino, 15 agosto 1606)

“ma per lo più se ne restano nella loro legge, per essere più liberi; ma Iddio a poco a poco con la pratica dè nostri ammolirà i loro cuori” (Matteo Ricci, Al canonico Antonio Maria Ricci, Pechino, 24 agosto 1608)