Julius Evola e la Tradizione Ermetica: note di Alchimia
I lettori interessati possono visualizzare il libro QUI.
- l’Arte Regia è una via tradizionale regale per il raggiungimento di uno status spirituale superiore, una via eroico-magica;
- Seyyed Hossen Nasr sottolinea come Evola, sottolineando il cavalcare la tigre, la crisi del mondo moderno, e analizzando il tantrismo fosse più orientato verso la via della mano sinistra;
- nella trasformazione dei metalli, non c’è un promiscuo dissolvimento del Tutto, ma resta una continuità con l’Io originario, che si purifica;
- la nigredo corrisponde all’uccisione dell’Io fisico e alla rottura con la comune individualità; l’albedo è un’apertura estatica, esperienza della luce ma a carattere passivo e lunare (“ciò che si deve superare non è il corpo, ma il rapporto con il corpo”); la rubedo la riaffermazione della virilità essendo a carattere solare. Queste trasformazioni sul piano spirituale hanno anche effetti su quello materiale;
- Guenon rimprovera ad Evola che l’alchimia è una scienza cosmologica e metafisica: non solo metafisica
- Per Solfo alchemico va intesa la volontà;
- “tra la nascita eterna, la reintegrazione, e la scoperta della pietra filosofale, non v’è differenza alcuna” (Bohme);
- Il simbolo dell’Albero esprime la forza universale che si dispiega nella manifestazione, e da esso stilla la bevanda d’immortalità, è concepito come una tentazione ma anche come oggetto di una conquista possibile; per questo la Legge è indifferente: le potenze che da questa risultano possono essere volte al male come al bene;
- “corpus hermeticum: l’uomo non è abbassato per avere una parte mortale ma al contrario questa mortalità accresce la sua possibilità e la sua potenza”.
Questo perchè essendo mortale e avendo dimenticato è libero di scegliere con consapevolezza quale strada seguire. E una volta studiata la propria divinità e averla conosciuta, potrà usarla con rettitudine e con la giusta intenzione, sapendo indirizzare in maniera precisa le proprie energie.
Julius Evola e la Civilta' Tradizionale: Rivolta contro il mondo moderno
La rivolta di cui parla deve essere reale, positiva, e non polemica; e l'ultima risorsa contro la crisi del mondo moderno è per Evola la capacità eroica.
L'introduzione di Claudio Risè si fonda su alcuni punti:
- l'individuo nato con l'umanesimo è un "centro illusorio" per Evola;
- la separazione accentuata nella modernità fra individualità e forze eterne (l'autore ne fa un discorso psicologico);
- la modernità si basa ancora sull'idea di tempo lineare e non ha accettato quella di tempo ciclico;
- l'uomo, se vuole continuare a vivere, deve ritornare a riconoscersi in un'eternità.
- se oggi i moderni hanno la sensazione di un destino oscuro, già da tempo hanno agito cause che hanno destabilizzato le condizioni spirituali;
- si deve passare dalla reazione all'azione positiva;
- le prime forme di decadenza sono attribuibili per Evola fra l'VIII e il VI sec. a.C., ma le cause potrebbero essere ancor più remote; una seconda fase di ha con la caduta dell'Impero romano; una terza con Umanesimo e Riforma.
Ma interessante è il punto in cui dice che tutto ciò che noi consideriamo "storico" è già moderno, ha già le caratteristiche della modernità, con tutti i suoi limiti.
L'uomo tradizionale infatti non aveva la concezione della storicità attuale, e ciò è anche il motivo per cui gli storici (moderni, appunto) faticano a trovare datazioni, documenti e autori troppo lontani nel tempo.
Nelle civiltà tradizionali non c'era bisogno di "dimostrare", nel senso scientifico del termine.
Quindi la distinzione che fa Evola (parla di dualismo) fra civiltà tradizionale e moderna si basa proprio sull'importanza che la seconda attribuisce all'elemento temporale.
"I testi tradizionali non possono essere stati fatti dai mortali, sono quindi insuscettibili ad essere misurati dalla ragione umana";
- le forme tradizionali hanno un unico significato e un unico principio, anche se si possono rivestire contingentamente di forme diverse a seconda delle necessità e condizioni storiche.
- quando Evola parla dell'essere e del divenire, per la condizione materiale si riferisce e riprende Plotino indicando un "abbandono originario e radicale, un difetto perenne di limite", ma anche "impotenza a compiersi in una forma perfetta, a possedersi in una legge" (adharma);
- in merito a queste due nature, essere e divenire, vi è una nascita sia per vivere nell'esistenza del mondo terreno, sia per ritornare ad essere "uomo immortale". Ma l'esistenza terrena è solo una approssimazione verso il "sovramondo", verso il piu'-che-vivere, raggiungibile per Evola attaverso un "atto di transito":
1) iniziazione
2) le due grandi vie, quella eroica e contemplativa
con la mediazione del rito e della fedelta'
con il sostegno della Legge tradizionale
e individua un altro elemento: l'Impero (assimilabile alla Società Tradizionale trasposta nel dominio terreno);
- Evola vede la funzione regale e sacerdotale congiunte nella Tradizione primordiale, laddove Guenon dà preminenza alla sola funzione già sacerdotale;
- la regalità è una trascendenza immanente, cioè presente e agente nel mondo, funzione incarnata dal re, la cui forza rende efficaci le azioni rituali. Esso si imponeva per forza di spirito; la forza materiale non era che accessoria;
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